Carburanti sempre più cari: lo Stato incassa milioni al giorno ma niente taglio delle accise

Con i prezzi di benzina e diesel in aumento, lo Stato incassa fino a 9,5 milioni al giorno di IVA extra. Ma le accise mobili restano lontane: ecco cosa può cambiare.

Quando il prezzo dei carburanti sale, l’attenzione degli automobilisti si concentra subito sul costo alla pompa, ma dietro quei numeri che scorrono sui display dei distributori c’è un meccanismo fiscale ben preciso, che incide direttamente su quanto paghiamo ogni giorno.

In Italia, infatti, una parte importante del prezzo di benzina e diesel è composta da tasse. Le accise sono fisse e non cambiano al variare del prezzo, ma l’IVA funziona in modo diverso. Essendo calcolata in percentuale, cresce automaticamente quando il costo del carburante aumenta. Questo significa che più il prezzo sale, più lo Stato incassa.

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Carburanti sempre più cari: lo Stato incassa milioni al giorno ma niente taglio delle accise (Romanofenati.it)

Ed è proprio questo il punto centrale del dibattito di queste settimane. Con i carburanti tornati su livelli elevati, l’extra gettito IVA sta raggiungendo cifre molto importanti, stimate in circa 9,5 milioni di euro al giorno. Una cifra che spiega perché intervenire subito sui prezzi non sia una scelta così semplice dal punto di vista delle finanze pubbliche.

Sul tavolo c’è una soluzione già nota, quella delle cosiddette accise mobili. Si tratta di un meccanismo che permetterebbe di ridurre temporaneamente le tasse quando i prezzi salgono troppo, compensando proprio con l’aumento dell’IVA. In pratica, un modo per alleggerire il costo alla pompa quasi nell’immediato.

Cosa vuole fare il Governo

Al momento, però, questa strada sembra allontanarsi. L’orientamento del Governo va verso interventi più mirati, piuttosto che un taglio generalizzato per tutti. Tra le ipotesi c’è quella di un bonus carburante destinato alle famiglie con redditi più bassi, con una soglia ISEE che potrebbe aggirarsi intorno ai 15.000 euro.

Una soluzione che però sta già facendo discutere. Da un lato c’è chi la considera più equa, perché indirizzata a chi ha maggiori difficoltà. Dall’altro, c’è chi sottolinea come un intervento selettivo rischi di escludere una larga parte degli automobilisti, oltre a sollevare dubbi sull’effettiva efficacia.

Parallelamente si valutano anche misure per il mondo delle imprese, in particolare per gli autotrasportatori, che sono tra i più colpiti dall’aumento dei costi del carburante. In questo caso si parla di crediti d’imposta o altri strumenti di sostegno per limitare l’impatto sui bilanci aziendali.

Resta quindi un quadro ancora incerto, in cui la soluzione più immediata, quella delle accise mobili, sembra perdere terreno a favore di interventi più mirati. Nel frattempo, però, i prezzi continuano a restare alti e il peso del pieno si fa sentire sempre di più, sia per chi usa l’auto ogni giorno sia per chi lavora su strada.

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